L’emancipazione delle donne
L’emancipazione delle donne: una nuova definizione dei ruoli?
"Oggi non si può più parlare di movimento femminista. Oggi il femminismo è qualcosa che nelle teste delle donne risuona come ovvio…". Così si esprime Alice Schwarzer, una delle pietre miliari del femminismo contemporaneo, invitando a riflettere sulla necessità di ridare vita e significato al dibattito sull’emancipazione femminile. Ma si può veramente parlare di un risultato indelebile delle lotte femministe degli anni ’60 e ’70? E quale eredità questi movimenti hanno lasciato, sul modo di percepire il ruolo dell’uomo e della donna nelle relazioni di coppia quotidiane?
Il nuovo ruolo della donna
La rivoluzione femminista ha ribaltato la concezione della donna come madre e casalinga;, ma ha davvero cambiato nella pratica il ruolo della donna nella società? O piuttosto, questa “rivoluzione” è avvenuta soltanto nelle teste delle donne? Di certo questa lotta per l’emancipazione ha ottenuto un effetto notevole a livello sociale, ma molto spesso l’effetto più consistente sembra essersi verificato al livello di un’auto-percezione dei ruoli sia da parte dell’uomo che della donna. Anche per mezzo dell’azione dei mass media, tramite il peso sempre maggiore delle donne nel campo politico, sembra emergere in maniera insistente una nuova immagine della donna come figura di potere.
Questa rivoluzione culturale ha portato moltissimi cambiamenti: dai ruoli sociali al modo di vestire, dalla musica all'arte, e specialmente nel campo delle relazioni umane. Non dimenticando tutti i benefici che l'emancipazione femminile ha portato alle donne, bisogna ricordare che questi cambiamenti, a causa di una percezione errata della società moderna, stanno involontariamente causando dei nuovi problemi al gentil sesso.
La percezione della femminilità
Se anni fa la donna era da considerarsi solo a dispozione dell'uomo che avrebbe sposato, spesso e volentieri scelto non da lei stessa ma indicato dalla convenienza sociale, ora la donna è padrona di scegliere il partner a lei più adatto. Questo vale pure per la scelta dell'abbigliamento: quanto scandalo hanno creato le prime mini gonne o i capi più attillati che mettevano in risalto le curve? Ma sfortunatamente, a questo riguardo, si sta percependo l'immagine della donna in modo sbagliato. Ora una donna viene considerata "femminile" solo se indossa abiti che fanno vedere il suo corpo, o solo se ha atteggiamenti da femme fatale; insomma solo se riflette i canoni estetici e di bellezza promossi dai mass media. Una donna può essere molto più attraente con un paio di jeans e una semplice camicia, piuttosto che con la gonna più mini disponibile sul mercato e i tacchi a spillo più vertiginosi!
Il disorientamento del sesso forte
La maggior parte degli uomini ha accolto felicemente questo cambiamento della figura e del ruolo della donna nella società, ma una piccola parte, forse avendo molta insicurezza caratteriale, si può sentire minacciata da una donna forte e indipendente. Di certo alcuni uomini si domandano: aprire la porta dell’auto a una signora, toglierle il cappotto e sistemarle la sedia, sono ormai azioni da confinarsi nel campo del ridicolo? Oppure forse possono essere male interpretate come azioni che vogliono sottolineare la predominanza dell’uomo sulla donna?
Sembra che a causa di questi nuovi equilibri la figura del classico gentleman sia ormai in via di estinzione, e che debba in qualche modo reinventarsi una “strategia d’azione” che sia più rispettosa dell’indipendenza della donna. E questo si riflette pure nelle relazioni sentimentali, quando uomo e donna litigano su chi, nella vita di coppia, debba "portare i pantaloni". Probabilmente servirà ancora altro tempo finchè uomo e donna siano a pari livello nelle gerarchie sociali, consideranto che nel 2000 è forse più faticosa la vita delle donne, visti i loro tanti impegni e doveri, a paragone con gli uomini, che ora non sono più gli unici a portare da mangiare a casa...

